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Caro Direttore,
leggo sull’ultimo numero dell’Economist che i principali operatori ferroviari europei (fra i quali non v’è l’Italia) hanno costituito un’alleanza, chiamata Railteam, per la gestione coordinata della rete ferroviaria europea ad alta velocità.
Sul sito di Railteam (www.railteam.eu) compare una cartina della rete gestita, dalla quale risulta che già oggi l’attraversamento est-ovest dell’Europa avviene al di sopra delle Alpi. Infatti, il 25 maggio scorso, si è inaugurata la Parigi-Stoccarda, ed è in avanzamento la Stoccarda-Monaco e di quì a Vienna.
Per valutare quando potrebbe entrare in esercizio la Torino-Lione, farei un paragone con la tratta Bologna-Firenze, anch’essa praticamente tutta in galleria (73.3 km di gallerie su 78.5 km totali): gli studi di impatto ambientale (dei quali il sottoscritto era il coordinatore scientifico per Fiatengineering) sono iniziati nel 1992 e l’inizio ufficiale dei lavori è stato il primo luglio del 1994; le previsioni erano che la costruzione durasse 78 mesi + 6 di preesercizio e, quindi la linea fosse in esercizio per il primo luglio 2001.
Siamo al primo luglio 2007 ed i lavori sono all’85%, da cui realisticamente si può pensare che la linea sarà in esercizio nel 2010, 19 anni dopo l’inizio dello studio di impatto ambientale.
Se riportiamo la situazione in Val di Susa, ipotizzando anche che l’Osservatorio strappi un qualche assenso ai Sindaci verso la fine dell’anno e che le risorse economiche ci siano, arriviamo all’apertura della tratta attorno al 2026, quando, al di sopra delle Alpi, saranno arrivati abbondantemente oltre Vienna.
Dal punto di vista del Corridoio 5 la battaglia per collegare l’Europa a Sud delle Alpi è ormai persa.
Resta da realizzare il collegamento ovest del Paese e di Torino. Io penso che sia possibile farlo solo se cambia anagraficamente la classe di dirigenti e tecnici che si occupa del progetto. Non è infatti credibile che gli attuali ultrasessantenni dell’Osservatorio e dintorni siano veramente dedicati alla realizzazione di un’opera che, forse e grazie a Dio, vedranno fra vent’anni.
Qualunque azienda sa che, se vuole investire sul futuro, deve affidarsi ai quarantenni, che hanno voglia di scommettere le proprie energie e la propria carriera su un determinato progetto.
Così ha fatto la Fiat, così dovranno fare le Ferrovie sulla Torino-Lione.
Dare la colpa ai no-Tav è solo un modo, per una classe dirigente obsoleta, di assolversi.
La ringrazio dell’attenzione e Le invio i migliori auguri di buon lavoro
Loris Dadam
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