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COMUNICATO STAMPA DEL 4 APRILE 2008
SULLA TORINO-LIONE
Di Loris Dadam e Prospero Cerabona
La Fondazione Giorgio Amendola esprime il proprio sdegno nei confronti di chi ha impedito di esercitare il diritto di libertà di parola ai Presidenti Bresso e Saitta ed al Sindaco Chiamparino, ai quali va tutta la nostra solidarietà.
Nel contempo è impossibile non osservare come, dopo 15 anni di attività del Comitato Promotore (poi Transpadania) e due anni dell’Osservatorio, non ci sia stato nessun avanzamento del consenso in Valle di Susa nei confronti della linea ferroviaria. Anzi, sono stati fatti passi indietro, con la presentazione delle 30.000 firme no-Tav a Bruxelles, l’acquisto del terreno ove sbocca la galleria da parte di 1500 cittadini, e con una generale radicalizzazione, in parte alimentata dalla convinzione che l’Osservatorio sia solamente un cavallo di troia per far digerire la linea ai valligiani senza nulla dare in cambio.
Ribadiamo qui che, qualunque sia il tracciato, anche il raddoppio della linea attuale come vogliono i no-TAV, la sua realizzazione comporterà per tutta la valle un cantiere per almeno vent’anni: questo vuol dire che le popolazioni locali vanno compensate per i disagi che subiranno.
Noi riteniamo invece importante il modo con cui saranno date le compensazioni: non più nel mercato dell’ultima ora, ma attraverso un’Agenzia per lo Sviluppo della Valle di Susa finanziata con una percentuale prefissata dell’importo dell’opera ed autogestita direttamente dai Sindaci, senza cioè mediazioni di enti “superiori”, i Sindaci e basta.
L’Agenzia deve essere istituita dal Governo, chiunque sia a vincere le elezioni, per decreto governativo nel giro di pochi giorni, non come risultato di una contrattazione, ma come riconoscimento da parte della Nazione dei sacrifici che una sua parte è costretta a subire per il bene di tutti.
Solo a questo punto, la Valle di Susa, in tutte le sue istanze, dovrà esprimersi con chiarezza: rifiutare la ferrovia e, con essa, gli enormi finanziamenti collegati, oppure accettare la ferrovia ed entrare tutti assieme in una nuova prospettiva di sviluppo per la Valle.
Non esistono altra soluzioni.
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