Governare le Grandi Opere

da Scanzano alla TAV

Di Prospero Cerabona

I problemi emersi in questi giorni per la realizzazione della linea ferroviaria in Val di Susa sono molto simili a quanto successo in Basilicata a Scanzano Jonico per la realizzazione dell’inceneritore: in ambedue i casi si sono mobilitati tutti gli abitanti della zona interessata con in testa gli amministratori locali contro l’insediamento di una grande opera di ingegneria.
In Basilicata lo Stato ha fatto marcia indietro, in Val di Susa ha fatto vedere i muscoli, ma la questione rimane quella posta da Giorgio Amendola: come governare i processi, saldando il la cultura progettuale con l’anima popolare dei lavoratori nell’interesse generale del Paese e contro tutte le spinte corporative e gli interessi particolari, siano essi di destra o di sinistra.
Forti di questo insegnamento, noi pensiamo di avere antenne più lunghe di altri per captare i segni che provengono da un lato dai grandi processi di trasformazione economica e sociale, dall’altro dai sentimenti di chi tali processi vive quotidianamente, come si diceva una volta, sulla propria pelle.
Se osserviamo, ad esempio, la questione della Val di Susa, non dal punto di vista della protesta popolare, ma quella del governo (centrale o locale), l’impressione è quella di un grande fallimento complessivo e, com’è noto agli esperti di gestione aziendale, più in alto si va, maggiori sono le responsabilità.
Com’è possibile che, dopo dieci anni di progetti e di Comitati Promotori, scoppi una rivolta di queste dimensioni, coinvolgente i sindaci, i parroci, le maestre, i bambini e pure i vigili urbani? Come non concludere che la gestione dell’opera, com’è stata fatta in questi dieci anni da destra e da sinistra, è stata fallimentare? Qual è la causa fondamentale del fallimento?
C’è una questione di stile ed una di sostanza. Quella di stile e che le nuove classi dirigenti (che sono le seconde e terze file della Prima Repubblica) sono ammalate di supponenza, hanno tutte la puzza sotto il naso e la verità in tasca e quindi sono incapaci di parlare alla gente comune (che li vota e li mantiene con le sue tasse).
La questione di sostanza riguarda l’uso e la distribuzione delle risorse, che vengono ormai accaparrate ai piani “alti”, senza alcuna intenzione di far partecipare alla “festa” i valligiani, secondo una linea politica ormai bipartisan sintetizzabile nello slogan “al valligiano non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere”.
Come si pensa di far partecipare e responsabilizzare i sindaci della Valle di Susa, così come quelli di Scanzano, senza fornire loro gli strumenti per lo sviluppo? L’inceneritore di Scanzano, i pozzi petroliferi dell’ENI in Val d’Agri, la TAV, sono investimenti di miliardi di euro. Da dove possono venire i soldi per lo sviluppo di queste terre, se non dai grandi investimenti che vengono fatti sul loro territorio?
Due sono le garanzie che il governo (centrale e regionale) deve dare ai sindaci, una Valutazione di Impatto Ambientale strategica fatta da tecnici indipendenti e la gestione diretta delle risorse per le compensazioni. Lo strumento è quello dell’Agenzia per lo Sviluppo (la cui forma giuridica potrebbe essere il Consorzio Intercomunale) nelle cui casse vengono versati i finanziamenti delle compensazioni.
Così il 7% che l’ENI versa alla Regione per l’estrazione del petrolio in Valle d’Agri dovrebbe invece essere versato nelle casse dell’Agenzia formata dai Comuni della Valle. E se si vuole far finire l’esodo di 2500 giovani ogni anno dalla Basilicata, bisogna costituire l’Agenzia a Scanzano ed incominciare con gli studi ambientali.
Così in Val di Susa. L’Agenzia, autogestita dai Sindaci, può gestire le risorse di compensazione, fin da subito, contemporaneamente all’avvio del cantiere, previo studio approfondito dell’impatto ambientale..

 

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